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Concorso in polizia e tatuaggi: cosa ha detto l’Avvocata generale UE

Di Avv. Giorgio Pina. Aggiornato al 25 settembre 2026. 4 min di lettura.

Concorso in polizia, tatuaggi e parità di trattamento davanti alla Corte UE

Una candidata a un concorso nella Polizia di Stato è stata esclusa perché un piccolo tatuaggio sulla gamba risultava visibile con la divisa femminile da cerimonia, composta anche da gonna e scarpe décolleté. La questione è arrivata alla Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-320/25. Il 3 settembre 2026 l’Avvocata generale ha proposto di considerare discriminatoria l’esclusione in quelle circostanze, ma la Corte non ha ancora pronunciato la sentenza e le conclusioni non vincolano i giudici.

Perché il tatuaggio pone una questione di parità

Le forze di polizia possono prevedere regole sull’aspetto del personale per ragioni di disciplina, identificabilità e immagine del servizio. La questione nasce quando la stessa regola produce un effetto diverso per uomini e donne a causa dell’uniforme prescritta. Se un tatuaggio è coperto dai pantaloni dell’uniforme maschile ma visibile con la gonna prevista per le cerimonie femminili, l’esclusione può dipendere non dal disegno in sé, ma dal modello di divisa richiesto alle donne.

Il caso riguarda un tatuaggio di piccole dimensioni sulla parte inferiore della gamba, visibile soltanto indossando la versione femminile della divisa da rappresentanza. La candidata ha impugnato l’esclusione davanti al giudice amministrativo, che ha chiesto alla Corte di interpretare le norme europee sulla parità di trattamento nel lavoro.

La posizione dell’Avvocata generale

Secondo le conclusioni, se la candidata avrebbe potuto coprire il tatuaggio indossando pantaloni ma la divisa femminile imponeva la gonna, l’esclusione può costituire discriminazione diretta fondata sul sesso. È stato inoltre osservato che le cerimonie ufficiali rappresentano solo una parte delle funzioni di polizia, che le agenti indossano già pantaloni in servizio e che potrebbe essere autorizzato l’uso dei pantaloni in una specifica cerimonia.

Il ragionamento riguarda anche la proporzionalità. Un requisito può perseguire uno scopo legittimo, ma l’amministrazione deve valutare se l’esclusione totale sia davvero necessaria e se esistano soluzioni meno penalizzanti. Se il tatuaggio può essere coperto modificando l’uniforme per l’evento, l’estromissione dal concorso potrebbe eccedere quanto necessario.

È fondamentale non attribuire alla Corte un’affermazione che non ha ancora fatto. Le conclusioni sono il parere motivato di un componente dell’istituzione, che la Corte può seguire, disattendere o superare con argomenti diversi. Non sono state annullate le norme italiane e non è stato stabilito che qualsiasi tatuaggio debba essere ammesso nei concorsi.

Quali norme sono in discussione

Il rinvio richiama la direttiva 2006/54/CE sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, insieme agli articoli 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Sul piano nazionale sono coinvolti il d.lgs. n. 95/2017 e il d.m. n. 198/2003, che disciplinano requisiti e cause di esclusione per il personale della Polizia di Stato, compresa la visibilità dei tatuaggi con l’uniforme.

Il diritto europeo non impedisce di fissare standard professionali per le forze di polizia, ma richiede che i criteri siano applicati in modo non discriminatorio e che le restrizioni siano adeguate allo scopo. Una regola formulata in termini generali può produrre una disparità se la sua applicazione concreta penalizza le candidate per una differenza nell’abbigliamento imposto alle donne.

Che cosa può decidere la Corte

La Corte di giustizia non stabilirà se la candidata debba essere assunta né annullerà direttamente il provvedimento italiano. Risponderà alla questione interpretativa sul diritto dell’Unione, e sarà poi il giudice nazionale a decidere la causa tenendo conto della risposta europea e dei fatti accertati. Al 25 settembre 2026 non risulta depositata la sentenza.

Cosa fare se arriva un’esclusione

Chi viene escluso per un tatuaggio dovrebbe acquisire bando, provvedimento motivato e verbale della commissione, verificando la norma applicata e la divisa presa in considerazione. Sono utili fotografie chiare del tatuaggio, la sua posizione e dimensione, le uniformi previste per candidate e candidati e le circostanze in cui il segno risulta visibile.

I termini per contestare gli atti dei concorsi sono brevi. L’interessato dovrebbe chiedere assistenza tempestiva senza attendere la sentenza europea, perché la causa davanti alla Corte non sospende automaticamente i termini nazionali, e ogni valutazione dipende dal bando e dal provvedimento individuale.

Se la Corte condivide le conclusioni, il giudice nazionale dovrà applicare il principio al caso concreto e stabilire quale rimedio sia possibile rispetto all’esclusione. Ciò non comporta necessariamente l’assunzione, perché possono rilevare la fase del concorso, l’esistenza di posti, gli esiti delle prove e la possibilità di rimuovere gli effetti dell’atto illegittimo.

Fonti e riferimenti

  • Corte di giustizia UE, causa C-320/25, conclusioni dell’Avvocata generale del 3 settembre 2026 e comunicato stampa n. 118/2026
  • Direttiva 2006/54/CE
  • Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, artt. 21 e 23
  • D.lgs. n. 95/2017 e d.m. n. 198/2003

Articolo a finalità informativa, aggiornato al 25 settembre 2026. Le conclusioni dell’Avvocata generale non sono una sentenza e non vincolano la Corte.

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Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce l'esame del caso concreto. Per verificare subito la scadenza puoi usare il calcolatore dei termini.